traduttrice che arrampica su una cascata di ghiaccio

Traduzioni Specializzate

Traduzioni Specializzate – Cosa vuol dire?

Le traduzioni per il mondo outdoor

Oggi voglio affrontare il tema delle specializzazioni nel mondo della traduzione.
Chi vuole lavorare come traduttore prima o poi deve pensare ad una o più specializzazioni tematiche, e non è sempre facile anche se si potrebbe pensare che un linguista è un esperto della lingua, quindi non basterebbe questo per tradurre qualsiasi cosa?
Dall’altra parte, chi cerca un traduttore dovrebbe pensare alle specializzazioni del traduttore che sceglie. Invece, il più delle volte si parte cercando un traduttore bravo. Punto e basta. Se un traduttore è bravo, è bravo a tradurre qualsiasi cosa, no? La risposta è: NO.

Vi faccio un esempio che riguarda il mondo dell’arrampicata:

Siamo ad una presentazione dove un arrampicatore inglese racconta le sue avventure sulla roccia. C’è un interprete molto bravo che traduce in italiano.  Ascoltando l’interprete, sentiamo che questo arrampicatore ad un certo punto usa il suo amico e lo inserisce in una fessura nella roccia per tenere la corda. Più sù , prende un’altro amico, più grande questa volta, da infilare in una fessura più grande. Alla fine della scalata, la platea ha appreso che lo scalatore ha usato tre o quattro amici, di diversi colori, inserendoli nella roccia… quindi: sono molto gentili questi suoi amici?
La realtà è che non sono “amici” ma dei “friend”, attrezzi usati nell’arrampicata, chiamati ‘friend’ o ‘cam’ in inglese, e che in italiano vengono chiamati con il termine inglese ‘friend’ e quindi non andavano tradotti con la parola: “amico”.
Questo è solo un esempio dei tantissimi termini tecnici usati nell’arrampicata e ci riporta a ragionare sul mio primo punto: l’aspetto tecnico di una specializzazione.

Image courtesy of Giulio Conta
Questo attrezzo in inglese si chiama ‘friend’ o ‘cam’. In italiano si usa il termine ‘friend’. (Image courtesy of Giulio Conta)

Conoscenza dei termini tecnici – una specializzazione in qualsiasi settore della traduzione vuol dire una conoscenza dei termini tecnici usati in quell’ ambiente. Nell’arrampicata, ad esempio, ci sono tantissimi termini che un lettore può trovare in un testo, ad esempio: da abalakov a tiro, da cordata a spit. Se pur il traduttore non deve essere un vocabolario ambulante, è molto importante creare dei glossari rilevanti per il proprio settore di specializzazione, ed avere a portata di mano una serie di risorse per trovare dei termini che servono.

Oltretutto, con ricerche e letture, un traduttore può aggiornarsi ed imparare dei termini tecnici.

C’è poi un’altro aspetto che ritengo importante, sopratutto in questa mia specializazzione. L’esperienza diretta – Una conoscenza che ti permette di empatizzare con chi ha scritto il testo e chi lo va a leggere. Nello specifico, ad esempio, io trovo molto utile il fatto di avere scalato su diverse tipologie di roccia quando mi trovo a tradurre una descrizione di una scalata; le mie esperienze mi permettono di capire meglio il testo che ho di fronte e riesco a creare una traduzione più precisa.
Se mi trovo a tradurre una guida di un trekking, posso usufruire delle mie esperienze da camminatrice, mettendomi nei panni di chi deve seguire la guida e questo mi aiuta a trovare la soluzione migliore per tradurla.

C’è infine un’altro aspetto fondamentale per una specializzazione. E’ quello che fa sì che un traduttore rimanga informato nel settore, che vada oltre l’impegno essenziale per una traduzione. Questo aspetto è: la passione.

La passione e l’interesse per un tema è molto importante nella traduzione, ed è quello che mi ha portato a specializzarmi nel settore del mondo outdoor. Se sei interessato ad un tema, il lavoro non sarà più un’impegno ma un piacere! La passione si trasforma nella cura che il traduttore da ad un testo che va oltre l’essenziale o la sufficiente comprensione. Per me, la montagna, il camminare, la natura ed il mondo outdoor sono vere passioni ed è una grande fortuna poter condividere questa passione nel mio lavoro di traduttrice.

 

 

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Eating Up Italy: uno spuntino di riflessione

Sto leggendo il libro di Matthew Fort, Eating Up Italy: Voyages on a Vespa che parla del suo viaggio dal sud al nord dell’Italia alla ricerca dei piatti, della cultura e della cucina italiana  in tutte le sue sfumature; e lo porta a conoscere la gente di questo mondo.

Il libro mi sta piacendo molto per come scrive l’autore, ma quello di cui voglio parlare è:

  •  il modo in cui gli stranieri descrivono l’Italia
  •  quanto questo punto di vista sia importante nelle traduzioni.

Cominciamo col primo…vediamo come l’Italia è vista da fuori con l’aiuto di Matthew Fort.

Arestaurant_italy differenza di tanti che scrivono dell’Italia, Matthew Fort, infatti, non si propone come un grande esperto dell’Italia, ma piuttosto come una persona con una conoscenza limitata sia del paese che della lingua.
Sicuramente è appassionato e si intende di cucina, ma in generale è come tanti turisti o viaggiatori che visitano l’Italia: non ci vivono, non ci hanno vissuto e sono privi di qualsiasi contatto di parentela con italiani.

L’esperienza che fa l’autore nel suo viaggio è paragonabile a quella ricercata da chi fa il turista in Italia (anche se magari apprezzano di più essere chiamati viaggiatori piuttosto che turisti) cercando, seppur in breve tempo, di gustare il piacere della Dolce Vita.

Partendo da questi presupposti, ho individuato alcune carateristiche che emergono dal libro e che penso siano importanti da analizzare quando ci si appresta a tradurre un testo italiano di enogastronomia:

Passione – La passione è una carateristica degli italiani che ricorre frequentamente nel libro, sopratutto nel contesto della cucina. Gli italiani passano tanto tempo a cucinare, mangiare e, pure mentre mangiano, parlano della cucina. Questa è un’esperienza che ho avuto io stessa! L’Italia è sicuramente l’unico paese nel mondo dove è normale passare un’ora a discutere sulle particolarità del cappuccino perfetto o, nel caso che cita Fort, passare 40 minuti a discutere di patate.

Orgoglio – Insieme alla passione c’è l’orgoglio. Questo orgoglio si trasferisce nel modo in cui le persone nel libro descrivono i piatti. Nonostante la quasi totalità delle volte non siano molto precisi nel descrivere una ricetta, gli italiani incontrati da Fort (e da me) tendono a considerare il piatto oggetto del discorso come un qualcosa di unico, qualcosa che va trattato con il massimo di rispetto.

Inoltre, all’orgoglio si unisce un pizzico di mistero come ad esempio il q.b (quanto basta) per il sale e il pepe di una ricetta, o il classico “un po’ di aglio, un po’ di cipolla” che potrebbe essere un trucco per non rivelare mai tutti i segreti di una ricetta, che l’orgoglio appunto, vuole resti unica!

cucina_territorioTerritorio – Il forte legame tra la cucina ed il territorio, in Italia, è qualcosa che colpisce sempre chi viene da fuori. Ogni regione, città, paese e villaggio può avanzare le pretese su una marea di piatti. Ogni piccolo comune rappresenta un vasto mondo culinario da scoprire, con piatti impossibili da ritrovare ad appena 100Km di distanza. Questa molteplicità di aspetti, per chi viene dall’Inghilterra multiculturale con ristoranti e piatti provenienti da tutti gli angoli del mondo, rappresenta l’opportunità di vivere per un momento la situazione apposta ed altrettanto meravigliosa. Un piccolo stivale sulla carta geografica, attraversato in tavola, può richiedere molto più tempo di una vita intera!

Tradizione – Questo é un punto cruciale per l’esperienza gastronomica italiana perché partendo dal presupposto che la cucina è uno specchio della cultura e della storia di un luogo, ai giorni nostri è difficile percepire l’esperienza autentica in una nazione che ha fatto del turismo gastronomico la sua principale vocazione.

Nel libro c’è l’esempio della cicerchia – un’ingrediente che richiama un’epoca passata di povertà – un’ingrediente che ormai si mangia meno ed alcuni italiani neanche hanno mai mangiato…perchè? Perchè grazie ad un tenore di vita più alto rispetto al passato, gli italiani non sono più costretti a mangiare le cicerchie, e quindi piatti della tradizione di inizio novecento rimangono incastonati nei luoghi d’origine di questo legume (Umbria e Marche ad esempio). I viaggiatori, invece, si esalterebbero ad assaggiare questa “novità”, perchè essa rappresenta un nesso con la storia e la cultura italiana, anche se non rispecchia accuratamente le norme ed abitudini di oggi.

I viaggiatori cercano sempre qualcosa di più “romantico”, più legato alla tradizione.

Il modo in cui uno cucina_tradizione_traduzionestraniero vede ed apprezza l’Italia non è uguale al modo in cui un italiano la vive, o pensa di viverla. Ma alla fine della fiera, non sono le apparenze e le percezioni che valgono di più rispetto alla verità? Nel mondo della traduzione, soprattutto nei testi con uno scopo di promozione turistica, non è importante soltanto sapere e capire cosa vogliono comunicare gli italiani, ma pensare soprattutto a quello che vogliono percepire i potenziali turisti. Trovando un equilibro tra queste due prospettive si possono proporre delle esperienze uniche per i viaggiatori, conservare e mettere in risalto la cultura e la tradizione italiana.

Anche se gli italiani conoscono il loro paese meglio di nessun altro, quello che un italiano ritiene importante ed interessante per i turisti potrebbe non conciliare con quello che cerca un turista da un’esperienza in Italia. Per rendere funzionale un testo di promozione turistica, è fondamentale che questo comunichi con chi lo legge e risponda e i suoi desideri.